svolazzo settimanale numero 2 b

Svolazzo settimanale su alcuni libri pubblicati in Italia #2

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Quarant’anni da Playboy e buon sesso per tardone.

Spero che vi sia già capitato per le mani il numero speciale di Playboy Italia (esattamente il n. 48 di Novembre 2012), che l’abbiate sfogliato e apprezzato nella sua nuova veste editoriale. Spero che ne abbiate inoltre intuito lo spirito: farne il punto di partenza per viaggi mai intrapresi sinora. Tale intento lo si deduce già dall’inedita grafica: orizzonti inesplorati pur nel rispetto degli elementi tradizionali di riconoscibilità. “Quarant’anni è un’età terribile, perché è l’età in cui diventiamo quello che siamo”, diceva il saggista Charles Péguy. Poiché contiene una gelida verità, quest’affermazione non può lasciare indifferenti. Mentre comprendiamo, che diventare vecchi è obbligatorio, ma diventare adulti è ancora facoltativo, Playboy Italia compie quarant’anni, e oltrepassa la soglia della consapevolezza che si conviene a chi non ha bisogno di dimostrare più nulla.
E’ il 1971 quando Maria Pinnone, romana di 17 anni diviene Miss Italia: piace alla giuria per la sua bellezza semplice. Ma si sa, e lo conferma Enzo Mirigliani, “La Miss più bella è sempre la prossima, quella deve essere ancora eletta”. Nel 1972 vince Adonella Modestini, il cognome della reginetta suggerisce fin dall’inizio ch’ella non rimarrà nei sogni degli italiani tanto a lungo. (Il seno nudo della Papa, di quello sì che rimarrà memoria nell’italico homo erectus, sarà aria fresca nello stivale ammuffito dei benpensanti). La bellezza dimessa dei vent’anni, d’ora in avanti non basterà più. Stop con l’assennatezza e il contegno, la bellezza non ha né cervello né buone maniere, e soprattutto non mente. Una bella donna è tale a prescindere dalla cultura dominante, al diavolo i sofismi sui canoni! Quando Playboy compare la prima volta nel ‘72, sotto la direzione editoriale di Oreste del Buono (scrittore, giornalista, traduttore, critico letterario e direttore di “Linus” per oltre 10 anni), l’Italia è ancora un paese oscurantista, viene pertanto accolto come una rivoluzione del costume e del pensiero, cambiando per sempre l’immaginario maschile. Il paradiso che ogni uomo desidera per sé è adesso la Mansion, la tana di Hugh Hefner, quel luogo dove organizzare feste, pieno di belle ragazze e celebrità dello show business. Nella Mansion un uomo invecchia insieme a un gruppo, costantemente rinnovato di giovinette in bikini, ma noi, con le nostre mogli e i figli e pappagalli e gli amici a quattro zampe, non possiamo entrarci, noi che non sappiamo goderci la vita non possiamo entrare. Playboy è molto più che carta e ragazze nude, è una nuova utopia erotica popolare. Il primo numero, oltretutto è carico di contenuti letterari importanti, penso a Nabokov, Bradbury, Calvino. Poi arrivano gli anni Novanta e Duemila. L’AIDS, la guerra del Golfo e la crisi economica infrangono tutte le illusioni di prosperità, il futuro si fa incerto, l’amore dubbioso e depresso: anche il potere positivo della bellezza viene messo in discussione. E’ necessario tornare all’essenziale, fare tabula rasa, togliere, togliere, togliere molteplici varietà di bambole e troppe bambole da varietà. È il momento di donne da favola. Est corpus in fabula! Non Afrodite, nella cornice aurea è tutta per la biondissima Pam. Sì… finalmente la fotografia regala corpi che dichiaratamente non significano niente fuor della favola. Le pagine del magazine regalano languide modelle aggrappate, e motivatamente per di più, alle proprie tette dure e tese come uova di serpente, perché ci piacciono i bottoni che saltano, siamo fatti così. Perché le tette possono talvolta rivelare tutto il niente. E vogliono far tutto da sole. Senza risparmiarsi. Sollevata dagl’infondati timori del Millennium Bug, la contemporaneità offre rinnovati stimoli alla rivista. La cifra umoristica imprescindibile si scontra però con la feroce concorrenza di una lettura consigliata: “Una storia italiana”, agiografia sul premier Berlusconi, recapitata in un milione di copie direttamente a casa degli elettori. Poi un inesorabile declino e un feedback affievolito costringono Playboy Italia a chiudere i battenti nel 2003, condannandolo nel limbo del suo illustre passato per cinque anni, fin quando, nel 2008, ecco la rinascita guidata da Marco Basileo, il nuovo direttore editoriale. Primo numero con Caterina Murino come cover girl. Tutto rimane contraddistinto nel vigore dell’ispirazione italiana.

Se oggi si parla di sessualità con sorprendente naturalezza è certamente merito di quell’innovazione di cui Hefner è stato la leva. Oggi le donne di mezz’età, le tardone, diremmo giocosamente, quelle che anni addietro avrebbero additato e ferocemente stigmatizzato il nostro onanismo adolescenziale sano e dovuto, sono le curiose lettrici di bestseller internazionali di dubbio gusto o le pioniere di sessualità tutte da scoprire (di queste ultime ci facciamo complici con più trasporto). Anche questa è libertà conquistata.
Tardona: s.f.
– donna in età non più giovane, specialmente se mantiene od ostenta modi, atteggiamenti e abbigliamento giovanile (dal dizionario Treccani);
– appellativo riferito ad affascinanti signore di mezza età, curiose e disponibili verso la vita, gli altri e sé stesse (dal gergo delle ultraquarantenni).

“Sesso per tardone” è una recente pubblicazione di Baldini & Castoldi, con testi di Luana Valle e Illustrazioni di Luigi Berio, è un libro che risponde a tutte le più intime necessità di una stagione della vita che non sarà primavera ma neppure sconfortante autunno, un’estate calda e piuttosto umida contro ogni previsione! L’autrice cinquantenne, insegnante ligure, che vive a Genova col marito e due figlie adolescenti, detta la regola-base: conoscersi e apprezzarsi, o meglio, conoscersi per apprezzarsi. Lezioni inusitate di sensualità e seduzione sono adesso disponibili in un mucchietto di pagine allegro e motivante. Poche semplici linee di condotta vengono suggerite alle voraci lettrici con sapiente chiarezza. La seduzione è sempre stata un’arte, alcune cose sono indispensabili: avere stima di sé, sentirsi e vedersi belle e affascinanti, valorizzare i propri punti forti e celare le proprie mancanze. Qualche fashion victim si starà dicendo “E le scarpe? Che ruolo ricoprono in questo gioco di ruoli le mie amatissime scarpe?”. Ebbene anche le vostre decolté possono avere una centralità nella lotta per la liberazione dell’eros sopito. Infatti, se è vero che le donne adorano le scarpe, è vero che anche agli uomini non sono indifferenti, anzi ne sono affascinati e amano specialmente quelle alte con i tacchi sottili come stiletti. Aggiungerei, che un feticismo per i piedi, diffuso e latente, è solo una declinazione di questa passione tutta maschile, infatti essendo l’uomo predatore, è insito nel suo inconscio l’idea della preda in fuga come oggetto maggiormente desiderabile: i polpacci innervati da un tacco dodici sanno ricreare quel certo effetto statico-dinamico. L’autrice dispensa perfino approfonditi consigli culinari, il tema del perfetto cibo afrodisiaco è condicio sine qua non del target. La ricetta tradizionale della soupe à l’oignon, oltre a garantire il ringalluzzimento, ove necessario, è un’idea che garba parecchio alle tasche vuote dei poveri italiani: questo piatto, pur essendo di estrazione popolare, facile ed economico, non manca mai nei menù dei più raffinati ristoranti di Parigi, pensate un po’. Il piatto-culto è comunque godibile in molteplici situazioni. Impara l’arte e mettila da parte, dunque.

Di consigli ce ne sono a bizzeffe, tra le righe, anche per gli uomini che, per semplice curiosità e insano gusto dello spionaggio, sono entrati nascostamente in possesso del prezioso manuale: (fondamentale) non c’è donna che non ami essere presa, letteralmente, dal suo uomo o da un uomo che le piaccia, afferrata, agguantata, strattonata e comandata, “vieni qui” sussurratele. Dove sono andate tutte quelle cose, che costellavano l’immaginario erotico di quando eravamo glabri e un po’ ottenebrati? Dove sono, ripeto? sarebbe stato opportuno preservarne almeno una parte nella sciatteria odierna dell’amarsi un po’, un po’ a tempo. L’uomo dovrebbe toccarle le donne, come si deve, il loro corpo dovrebbe rinascere sfiorato dai polpastrelli maschi. La passione non è cuore ma corpo, è una mano che serra la presa nella fretta della voluttà.

Il mercato, ne accennavamo poco sopra, negli ultimi anni ha trovato nelle donne ultraquarantenni un nuovo bacino di lettrici da fidelizzare alla letteratura soft porn, ma ha imposto “sfumature” grossolane e confuse sulla ribalta internazionale. L’augurio per il 2013 è che cominciando dalla piccola e media editoria si riesca a limitare il danno, spingendo ciò ch’è meritevole verso un pubblico via via crescente, mediamente del 3% annuo.

Intanto è uscito, per Frassinelli, “L’amante francese”, un bel romanzo di Katherine Mosby, che innesca interrogativi profondi su temi radicati e fin troppo strutturati.

La compostezza della maturità dovrebbe frenare una donna?